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Le mie cicatrici valgono oro

“A volte le brutte esperienze aiutano, servono a chiarire che cosa dobbiamo fare davvero. Forse ti sembro troppo ottimista, ma io penso che le persone che fanno solo belle esperienze non sono molto interessanti. Possono essere appagate, e magari a modo loro anche felici, ma non sono molto profonde. Il difficile è non lasciarsi abbattere dai momenti brutti. Devi considerarli un dono, un dono crudele, ma pur sempre un dono.” _ Peter Cameron (“Un giorno questo dolore ti sarà utile”)

Molto spesso facciamo l’errore di pensare a risparmiare anche nei sentimenti. Mi riferisco ai ragionamenti opportunistici che facciamo per prenderci dalle persone del nostro entourage ciò che ci fa più comodo e scegliere di scartare invece i loro problemi che ci risultano poco graditi.

Talvolta tuttavia questo atteggiamento opportunista potrebbe sconfinare nella insana quanto sfacciata “parraculaggine” acuta, potremmo cioè decidere di appropriarci volentieri dei lati gioiosi delle persone e potremmo stabilire di esserci soltanto nei loro momenti migliori e nei loro giorni di festa per poi sparire e dileguarci di proposito quando il loro cielo immancabilmente si colorerà di grigio, quando i loro giorni diventeranno più cupi, quando il buio farà capolino nella loro vita e quando il loro umore si abbasserà.

In poche parole potremmo scegliere di esserci solo nelle occasioni piacevoli dalle quali possiamo trarre personali vantaggi e di smaterializzarci quando la cosa non ci aggrada più.


Spesso, per renderci il compito di utilizzare le persone secondo i nostri usi e consumi più facile, diventiamo persino bravi ad inventare scuse con noi stessi ed a convincerci dell’utilità di sparire.

E’ importante infatti per essere dei perfetti “vampiri energetici” convincere gli altri e auto convincerci di essere nel giusto, altrimenti il piano potrebbe fallire e potrebbe essere minato ed inquinato da stupidi quanto poco proficui sensi di colpa.


Quindi, all’occorrenza sarà pronto ad intervenire un ampio ventaglio di bugie per giustificare la nostra assenza. Noi, proprio noi, non siamo affatto quelli opportunisti e non possiamo essere cattivi, il cattivo invece è sempre l’altro, è sempre il diverso, è sempre quello fuori da noi.


Eppure … eppure abbiamo mai riflettuto sul fatto che la sofferenza che tanto evitiamo è l’unica che invece ci arricchisce?


Eppure abbiamo mai riflettuto sul fatto che sono proprio i momenti di dolore che ci sforziamo tanto di eliminare dalle nostre eventualità che ci fanno invece crescere?

E cosa lasciamo alle persone quando le abbandoniamo perché non sanno ridere e sorridere più?

Abbiamo mai valutato invece il fatto che probabilmente non costituisca una casualità il fatto che una persona si leghi a chi l’ha supportata ed accolta in un suo momento di fragilità? “Non so che cosa unisca le parti dell’atomo, ma a legare gli esseri umani sembra sia il dolore.” _ Andrew Sean Greer


L’epoca del consumismo ci sta abituando tutti a trattarci come trattiamo i beni di consumo, “modalità usa e getta”, meglio se in modo quanto il più possibile veloce, comodo, pratico, godereccio, meglio senza problemi e senza complicazioni.

Di conseguenza quando interviene una piccola difficoltà sul nostro percorso i nostri sforzi e le nostre energie per risparmiarcela si moltiplicano, ce la diamo a gambe levate per riuscire a svignarcela, la sofferenza diventa per noi una perdita di tempo ed un inutile dispendio di energia…


“Le persone più interessanti sono sempre il frutto di situazioni complicate.”
_ Andrea De Carlo

Eh sì, forse pensandoci bene, il dolore è proprio ciò che di più prezioso possediamo, ed invece viene gettato via come carta straccia perché infastidisce, complica, rallenta e appesantisce la nostra frenetica vita di plastica.

“Incominciai anche a capire che i dolori, le delusioni e la malinconia non sono fatti per renderci scontenti e toglierci valore e dignità, ma per maturarci.” _ Hermann Hesse


E cosa ci resta quindi di tutta questa sofferenza scartata?


Secondo me scartare la sofferenza non solo non ci arricchisce ma oserei dire che ci impoverisce e che ci rende vili, ci fa dimenticare la nostra natura umana, ci rende simili alle macchine, ci fa scordare infine l’infinita ed incommensurabile ampiezza dello spettro dei colori di un arcobaleno per renderci invece dicotomici come vuole la odierna digitalizzazione, che con un semplice tasto ci permette di risolvere tutto.

“Il dolore è il gran maestro degli uomini. Sotto il suo soffio si sviluppano le anime.” _ Marie von Ebner-Eschenbach


E le persone che ruolo hanno in questo triste meccanismo?

Le persone che soffrono potrebbero farci perdere troppo troppo tempo e farci fare anche due palle così a dirla tutta.


A volte quindi rischiamo proprio di dimenticare la bellezza esistenziale della sofferenza con il suo enorme bagaglio.


“Si tratta di una verità spaventosa: il dolore può renderci più profondi, può conferire un maggiore splendore ai nostri colori e una risonanza più ricca alle nostre parole. Questo avviene se non ci distrugge, se non annienta l’ottimismo e lo spirito, la capacità di avere visioni e il rispetto per le cose semplici e indispensabili.” _ Anne Rice

Ed ancora…


“Il dolore è la cosa più importante nell’universo. Più importante della sopravvivenza, più grande dell’amore, maggiore anche rispetto alla bellezza. Perché senza dolore, non ci può essere nessun piacere. Senza tristezza, non ci può essere felicità. Senza miseria non ci può essere bellezza. E senza queste tre cose, la vita è senza fine, senza speranza, condannata e dannata.” _ Harlan Ellison


Non dimentichiamoci che esiste un’arte giapponese millenaria: quella di impreziosire le cicatrici di oro di un vaso rotto che acquisisce in tal modo maggior valore rispetto ad un vaso integro, ciò ci spiega molte cose riguardo la visione della sofferenza degli orientali. E’ il “Kintsugi”.

Le anime più forti sono quelle temprate dalla sofferenza. I caratteri più solidi sono cosparsi di cicatrici.” _ Khalil Gibran


Allora sapete cosa vi dico?!
Tenetevele voi le certezze di una vita senza tracce della sofferenza, veloce, pronta per l’uso come un cibo confezionato, insapore ed inodore, con ogni comfort, io invece voglio crescere e non lo voglio un sorriso prestampato, voglio sapere “cosa c’è dentro” quel surgelato, voglio imparare, non voglio far finta di non vedere le lacrime per non consolare, io le mie ferite me le voglio leccare, le mie lacrime voglio bermele ed asciugarmele e le mie cicatrici me le tengo strette strette perché mi rendono diversa e perché voglio sempre riuscire a distinguere un colore dall’altro, spegnetevi voi per non soffrire!

“Il dolore è il gran maestro degli uomini. Sotto il suo soffio si sviluppano le anime.” _ Marie von Ebner-Eschenbach

Io scelgo di scegliere, scelgo di scegliere anche la sofferenza, perché fa parte del pacchetto anche quella!

“Le nostre ferite sono spesso le aperture nella parte migliore e più bella di noi. “_ David Richo

Peperosa ’81

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