Annalisa Baeli è una scrittrice e direttore scientifico della collana “Chicklit Romance” per la quale PAV Edizioni è diventata come una seconda famiglia. “Prendimi l’anima” è il suo nuovo libro ancora firmato ‘PAV’; L’intervista.
Annalisa Baeli è cresciuta nel piccolo paese di Novara di Sicilia, in provincia di Messina. Gran parte della sua vita, anche dal punto di vista scolastico, si è svolta nella sua amata isola, che ha poi deciso però di lasciare subito dopo la laurea triennale in Lettere Moderne.
Annalisa ammette subito di essere un ‘Ariete’ con ascendente ‘Ariete’. Questo dettaglio, secondo lei, del resto sembra già abbastanza per farla riconoscere: la sua testardaggine e il suo carattere forte sono ben noti, non sempre con piacere per la sua famiglia, confessa lei.
Ha vissuto in Svizzera per diversi anni con suo marito Giuseppe, la sua bimba di sei anni Lara e il loro bulldog Gordon, e da poco sono tornati definitivamente in Italia. Ama la lettura e si sente particolarmente appassionata della letteratura russa, oltre a Nicholas Sparks e Sophie Kinsella, autori che la ispirano nel suo percorso da scrittrice, o “scrittora”, come preferisce definirsi.
Ha sempre scritto, fin da ragazza, ma è stata la monotonia del lockdown insieme all’incoraggiamento delle sue amiche a convincerla finalmente a fare sul serio. Così, nel 2022 è nato il suo primo romance, Nap- non avere paura, seguito pochi mesi fa da La strada di casa, entrambi pubblicati da PAV Edizioni. Per lo stesso editore ha curato anche il concorso e l’antologia intitolata “Sicilia in penna”, presentata a Una marina di libri a Palermo in giugno.
PAV Edizioni è diventata per lei come una seconda famiglia e quando le hanno proposto di gestire una delle nuove collane romance, non ha avuto dubbi ad accettare. Oltre a essere mamma, moglie, lettrice e ‘scrittora’, quindi è anche Direttore scientifico della collana “Chicklit Romance“.
Il suo motto? “Se la vita ti dà limoni, fai una limonata. Ma io preferisco aggiungerci un goccio di gin!”
“Prendimi l’anima” è il nuovo libro di Annalisa Baeli pubblicato ancora da PAV Edizioni: Kelly Scott è la vicepresidente della casa editrice Debra e vive un vero colpo di fulmine con Blake Reed, un fotografo di successo dal carattere esuberante. Kelly ha sempre basato la sua vita sul controllo, rispettando regole ben precise e mantenendo una distanza emotiva per non venir sopraffatta dagli eventi. Blake, al contrario, vive intensamente ogni momento, catturandoli e rendendoli eterni attraverso le sue fotografie.
Lui la osserva con una profondità che non ha mai sperimentato; lei prova a resistere come ha sempre fatto. Tuttavia, esistono incontri inevitabili e sguardi che cambiano ogni cosa. Davanti a queste situazioni, bisogna scegliere se proteggersi o abbandonarsi, anche rischiando di farsi coinvolgere completamente.
La trovate su Facebook come ‘Annalisa Baeli’ e su Instagram come ‘annalisa.baeli’
- Ciao Annalisa, come nasce la tua passione per la scrittura?
- Nelle mie fantasie da bambina, era il mio sogno nel cassetto poter diventare una scrittrice, insieme ad altre mille cose come la rockstar o l’attrice. I libri però, a differenza di tutto il resto, sono sempre stati una costante nella mia vita grazie soprattutto a mio padre, amante della lettura. Ho intrapreso studi umanistici anche all’università, ma mai un vero percorso professionale, almeno fino al lockdown. Da questo triste periodo ho cercato di trarne il meglio e ho pensato di passare il tempo rispolverando vecchi racconti, appunti, storielle scritte anni addietro e, con le giuste accortezze, pubblicarli su delle piattaforme online, lì è iniziato tutto. Sono state le amiche, i lettori e il mio compagno a spingermi verso la possibilità di pubblicarli davvero, e con un po’ di incoscienza e poca speranza, decisi di inviare “Nap-non avere paura” a qualche casa editrice non a pagamento. Con mia enorme sorpresa e gioia, dopo qualche settimana, due CE mi risposero positivamente e io scelsi di pubblicare con PAV edizioni, famiglia nella quale sono rimasta anche per i romanzi successivi.
- Parlaci della tua attività di direzione scientifica per le collane ChicklitLGBTQ+e Star Romance e dei progetti connessi a @romance_pav. Cosa significa questo ruolo per te e quali soddisfazioni e feedback ti apporta?
- Devo ammettere che, tra tutti I ruoli e le passioni, quello di direttore scientifico per RomancePAV è quello che amo di più. Leggere e valutare un manoscritto può essere entusiasmante mi fa anche porre molte domande come autrice e come lettrice, ma comporta anche una grande, grandissima responsabilità. So cosa significa inviare un proprio lavoro con la speranza che piaccia, che sia all’altezza della pubblicazione e, purtroppo, so anche cosa significa ricevere un “no”. Ogni volta che devo valutare una proposta editoriale cerco sempre di avere rispetto sia del manoscritto, ma anche di chi lo ha prodotto. Quando un lavoro, per me, merita la pubblicazione (sempre con le giuste accortezze di editing e correzione di bozza) mi sento Travolta dall’entusiasmo, perché so che sto per avverare il sogno di qualcuno; il rifiuto, d’altro canto, provo a far sì che sia sempre costruttivo, una sorta di indicazione per giungere alla giusta via, e mai un “no” categorico. Con i giusti Consigli, quel rifiuto può trasformarsi in un successo.
- Ti dedichi a tante attività, oltre a essere scrittrice, sei anche giornalista e ufficio stampa, quale è, tra tutte, quella che senti di più affine a te?
- Non faccio altro che ripetere di essere una “scrittora” con molte distrazioni! Non sono giornalista, l’ufficio stampa è un “lavoro” che ho imparato a fare, un po’ per necessità, un po’ per curiosità. Tuttavia, mi prendeva davvero molto tempo e tanto impegno, e al momento ho deciso di lasciare quella sfera per dedicarmi a altri progetti.
- Che evoluzione ha subito il tuo stile di scrittrice e come è cambiata la tua prospettiva a partire dal tuo romanzo di esordio, “NAP non avere paura”, arrivando sino all’ultima tua creazione letteraria, “Prendimi l’anima”?
- Ho di certo un legame speciale con “NAP- Non avere paura” poiché è il romanzo che mi ha insegnato a fare da “mamma” anche agli altri figli. Rileggendolo a distanza di cinque anni ed essendo in revisione da un po’ con la speranza di una nuova edizione, con un occhio clinico molto differente rispetto al 2022, so bene dove intervenire e come. Il filo conduttore che lega NAP a Prendimi l’anima è comunque il mio stile, di certo particolare e inusuale, dato che scrivo in seconda persona. Anzi, sarà anche più specifica, “Prendimi l’anima” è stato scritto molto prima di “NAP”, ma mentre quest’ultimo per me era il romanzo giusto per un esordio, Prendimi l’anima ha richiesto più tempo, anche emotivamente.
- Di cosa tratta la tua ‘ultima fatica’ firmata PAV Edizioni, Prendimi l’anima?
- Ogni volta che mi sento pronta alla stesura di un nuovo romanzo, cerco di partire da un concetto che riesca a racchiudere il tema che voglio trattare. Ricordo bene che, un pomeriggio di tanti (tantissimi) anni fa, affacciata al mio balcone, guardavo una coppia seduta su degli scalini della piazzetta. I due non facevano nulla, non si parlavano, si sono limitati a fissarsi per un bel po’, poi hanno fatto un sorriso e se ne sono andati. Ho pensato che, seppur in silenzio, stessero comunicando. E ho pensato al senso profondo delle persone che “si guardano” e quelle che, invece, “si vedono”. Vedono qualcosa di più intangibile, di più intenso e profondo, e ho voluto scrivere di quello.
- “Prendimi l’anima” è anche un noto film drammatico e biografico diretto dal regista Roberto Faenza nel 2002 che racconta la travagliata e coinvolgente storia vera di Sabina Spielrein. Come mai la scelta da parte tua di questo titolo per la tua creazione letteraria più recente?
- Ammetto la mia totale ignoranza sul film, giuro che non è stato voluto. Il titolo parte dalla professione del protagonista, Blake, fotografo esuberante e entusiasta, e da una nota leggenda legata alla fotografia (che in parte riporto in un racconto che Blake fa a Kelly) secondo la quale, in molte culture, si credeva che fotografando le persone in un determinato istante se ne potesse intrappolare l’anima.
- Cos’è per te l’anima?
- Ammetto che questa è complicata come domanda. Non essendo credente e professandomi ormai atea da quasi dieci anni, non la potrei mai relegare a qualcosa di spirituale. Se oggi dovessi dare una risposta, credo che l’anima sia la parte più nascosta, intima e, forse, anche sconosciuta della nostra coscienza. È quella parte del nostro cervello che ci fa fare i conti con noi stessi, a volte siamo pronti a farlo, altre no, ne siamo terrorizzati, perché so bene che il peggior giudice di sé è proprio sé stesso.
- A chi consiglieresti di leggere la tua ultima opera, in particolare?
- A chi ama la normalità, a chi crede che l’amore, la felicità, siano diritti di tutti, e no solo privilegi che nella vita toccano a pochi. Avere un “amore” normale non ci rende omologati, banali o ordinali, quell’amore ha sempre lo stesso valore. L’amore è sempre una giostra che gira a duemila all’ora.
- Credi ci sia un po’ di te nei protagonisti della tua narrazione (Kelly Scott e Blake Reed) e, in caso affermativo, cosa?
- Anche qui confesso: nascondo sempre una parte di me nei personaggi maschili e Bleke, per esuberanza e ottimismo, mi somiglia molto. Tuttavia, Logan di NAP è e resta sempre il mio doppione.
- Quale è il premio che ti ha soddisfatta maggiormente e quale è invece quello che vorresti ricevere e che non ha ancora ricevuto?
- Non sono un’amante dei concorsi, negli anni ho partecipato solo a “Sarà perché ti amo” della PAV edizioni, nel 2023, e sono arrivata al secondo posto. Forse è stato uno dei giorni più belli della mia vita, non tanto per il podio in sé, ma perché il racconto “Gerbere”, seppur di sole otto cartelle, ha richiesto una scrittura di vent’anni. In quelle poche pagine, parlo di un caro amico d’infanzia, Raffaele, e dell’ultima notte che abbiamo passato insieme prima della sua dipartita. Credo di aver davvero metabolizzato la sua morte solo dopo aver scritto “Gerbere”, e davvero ci ho messo vent’anni.
- Parlaci dei suoi prossimi progetti…
- Tasto dolente, almeno al momento. Negli ultimi cinque anni, tra scrittura, fiere e progetti editoriali, non mi sono fermata un attimo, ma adesso ho la necessità di fermarmi per un po’, magari un anno o due. Ho bisogno di tirare una linea e fare un bilancio, di farmi domande e, magari, provare anche a trovare delle risposte. Al momento, il mio progetto principale, è parlare un attimino con me stessa, poi sceglierò e mi concentrerò su qualcosa, non so cosa però.
- Rivela ai nostri lettori un tuo sogno come donna e uno come scrittrice.
- Come donna posso dire di aver raggiunto i miei obiettivi: ho una figlia fantastica che, davvero, non so da chi abbai preso; ho una famiglia unita, un compagno di vita che mi fa ridere tanto e tutte le persone a cui voglio bene sono in buona salute, e non è affatto scontato. Certo, vorrei che l’indipendenza che mi ha sempre contraddistinta, di certo imparata da mia madre, possa essere raggiunta anche da quelle donne che, purtroppo, non riescono ad avere il coraggio di essere sé stesse, ed essere amate per ciò che sono davvero.
Come scrittrice, un giorno, che probabilmente non arriverà mai, vorrei non dover inseguire sempre “il pubblico” per vendere qualche copia. Sogno che una persona qualunque, sconosciuta, mi dica: «Ma sai che ho un tuo libro a casa? Mi è piaciuto tantissimo!».
Sogni piccoli… O forse no!
Infiniti Ringraziamenti
Clelia Moscariello
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