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Giusi La Rosa: La spiritualità aleggia per tutta la durata de Il segreto delle due corone

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Il segreto delle due corone è il romanzo di esordio di Giusi La Rosa, professione avvocato. Il testo, pubblicato da PAV Edizioni, trascina il lettore in un’avventura palpitante, popolata da personaggi ben tratteggiati, dettagli ricchi di fascino e una trama densa di colpi di scena. L’intervista all’autrice.

Giusi La Rosa Il segreto delle due corone

 

Giusi La Rosa, nata a Catania nel 1959, vive oggi a Riposto, un suggestivo borgo marinaro affacciato sulla costa ionica siciliana. Avvocato di professione, coltiva una profonda passione per gli enigmi storici e i thriller a sfondo religioso. L’ispirazione per la sua narrazione nasce dall’incontro con una celebre reliquia sacra, il cui mistero ha dato forma tanto all‘incipit quanto all’intero sviluppo del racconto. Sebbene il vissuto personale dell’autrice abbia influenzato l’opera, questo rimane discretamente celato, lasciando spazio a una narrazione autonoma e coinvolgente.

Con “Il segreto delle due corone”, Giusi La Rosa conduce il lettore in un’avventura palpitante, popolata da personaggi ben tratteggiati, dettagli ricchi di fascino e una trama densa di colpi di scena. Il suo romanzo di esordio, pubblicato da PAV Edizioni, promette di affascinare con un avvincente intreccio narrativo.

Al centro dell’opera si erge la Corona Ferrea, una reliquia intrisa di mistero che attraversa le pieghe della storia. Venerata e protetta nei secoli in luoghi segreti da antichi custodi, la corona sarebbe stata sostituita in epoche remote da una copia perfetta, mentre l‘originale rimase nascosto in un rifugio impenetrabile.

Le vicende prendono il via nell’anno 625 d.C., quando il marinaio Ismael dona al sovrano Letterius un chiodo della Croce, destinato a mutare per sempre le sorti di un regno. Da quel momento, il racconto attraversa i secoli fino ad arrivare al 2035, snodandosi tra le Alpi, Roma, Arcanova e l’Estremo Oriente.

Una rete intricata di intrighi lega le vite di un prelato corrotto, due spietati mercenari slavi e un dittatore ossessionato dal potere che la reliquia potrebbe concedergli, scatenando furti, tradimenti e omicidi. Nel frattempo, i due archeologi Riccardo e Silvia, guidati dall’ultimo custode del segreto dei Templari, si trovano faccia a faccia con una sconvolgente verità destinata a cambiare il destino dell’umanità.

La ricerca della vera corona si trasforma presto in una lotta epica tra avidità e redenzione, dove il futuro dell’umanità sembra aggrapparsi a una reliquia antica, sopravvissuta ai secoli e alla follia degli uomini.

 

  1. Salve Giusi, come nasce la tua passione per la scrittura?

Tutto inizia innanzitutto dalla lettura, leggendo molti libri di qualsiasi genere e soffermandosi su quelli che ti attirano per la struttura, per l’ambientazione, per la psicologia dei personaggi. Io mi sono ispirata ad alcuni autori, in particolare ai maggiori autori del genere thriller storico religioso. Naturalmente la passione nasce soprattutto dalla voglia di scrivere qualcosa di interessante per l’autrice e che possa interessare il lettore. Al di là di quelle che sono le mie vicende personali, che peraltro io ho cercato di mantenere dietro le quinte nel mio racconto, ma che nonostante tutto sono la struttura portante di di questo libro. La passione nasce anche dalla voglia di raccontare delle sensazioni, dei luoghi, dei momenti che durano anche una frazione di secondo e questo fa parte della mia natura di grande osservatrice di tutto ciò che mi circonda. Infatti mi soffermo molto sulla descrizione di determinate cose, persone e situazioni proprio per attrarre il lettore o meglio per far sì che si trovi in una situazione immersiva durante il racconto e che comunque veda il con i propri occhi dell’immaginazione. La passione nasce naturalmente dall’attrazione per uno stile che mi piace molto, tipico di autori molto importanti.

  • Di cosa tratta il tuo ultimo lavoro Il segreto delle due corone?

Il mio lavoro sarebbe il primo, non so se sarà l’ultimo e tratta di tre storie che si intrecciano nell’arco di 1500 anni, con dei salti temporali che possono creare un empasse per il lettore per i bruschi passaggi da un luogo ad un altro e da un’epoca ad un’altra Le storie sono ambientate in tre epoche diverse tra il 625 d.C. e il 2035 che è un presente futuristico e ambientate in tre luoghi diversi. Alcuni di questi luoghi si trovano nella nostra Italia, altri si trovano lungo le coste del Mediterraneo in un regno che forse molto tempo fa è esistito governato da un sovrano giusto. Una storia si svolge in un Paese dell’Estremo Oriente soffocato da una potente dittatura. Queste tre storie così diverse e così disposte lontane, l’una dall’altra sul globo terrestre, hanno un intreccio che le ricollega a una sacra reliquia, che esiste veramente e trattasi della Corona Ferrea, attualmente custodita e venerata presso il duomo di Monza, protagonista principale del racconto e soggetta a infinite vicissitudini non da poco. Naturalmente il tutto si svolge in una infinita lotta tra il bene e il male, tra buoni e cattivi, come, d’altronde, in tutte le strutture romanzesche dove appunto si crea questa alternanza. Non mancano tuttavia i cenni storici, supportati da fonti recenti e lontane nel tempo, fino a quando finisce la storia, inizia la leggenda e soprattutto la fede. Sulla fine della storia o meglio delle storie lascio libera la curiosità dei lettori.

  • Da cosa hai tratto ispirazione per Il segreto delle due corone e cosa ti ha ispirata nella sua scrittura?

Tutto inizia trent’anni fa, il momento in cui ho avuto l’ispirazione è stato quando la Sacra Reliquia è stata estratta dalla teca che la custodiva dal parroco del Duomo di Monza e avvicinata a mia figlia di quattro anni, che in quel momento avrebbe dovuto eseguire delle cure molto importanti per una malattia che l’aveva colpita. La bimba ebbe il privilegio di toccare la corona e questo fatto mi colpì enormemente, tant’è che il pensiero di condividere questa esperienza con gli altri avrebbe cominciato da lì a poco a ritornare nella mia mente. Ma tengo a precisare che il luogo in cui ho trovato il vero raccoglimento per scrivere queste storie e in particolare la storia con la quale inizia la narrazione è un piccolo villaggio di montagna sulle Alpi, dove il tempo sembra essersi fermato e che non ha subito nessun cambiamento e nessuna trasformazione nel corso degli anni. È come se questi luoghi fossero protetti da un Genius Loci, cioè da un’anima dei territori, lo spirito del luogo che smette di essere solo uno sfondo ma diventa un personaggio vero e proprio, affacciandosi in molteplici passi di questo libro. Naturalmente sono stata ispirata anche dai miei stessi pensieri sull’amore per la natura, per gli animali, per tutte le creature viventi e naturalmente per Dio. Ma la vera spinta a raccontare tutto scaturisce soprattutto dall’amore materno e dalla mia fede inattaccabile che ha trovato riscontro nel contatto diretto con la reliquia, fulcro dell’azione e motore di tutto quanto viene narrato.

  • A chi consiglieresti di leggerla, in particolare?

Naturalmente è un libro alla portata di tutti, non è utilizzato un linguaggio molto sofisticato e quindi chiunque può leggerlo, a cominciare dai ragazzini e soprattutto dagli amanti dei fantasy, dei thriller storico religiosi e possono leggerlo anche tutti quelli che amano le storie di antichi cavalieri, di devoti custodi di sacre reliquie e di complotti internazionali volti a capovolgere le sorti del mondo e dell’umanità. Comunque la costante di questo libro è sicuramente la spiritualità che aleggia per tutta la durata del romanzo e il destino dei personaggi che, operando delle scelte, disegnano la loro sorte. Posso dire che è un libro per tutti ed è soprattutto un libro avvincente che, essendo composto solo da 182 pagine, dovrebbe leggersi tutto d’un fiato.

  • Credi ci sia un po’ di te nei protagonisti della tua narrazione (Riccardo e Silvia) e, in caso affermativo, cosa?

Si dice che ogni autore metta un po’ di sé nel libro che scrive e per me questa è la pura verità, perché nonostante non avessi alcuna intenzione di scrivere un libro autobiografico, naturalmente mi sono riscontrata in tre personaggi abbastanza importanti. Indubbiamente, Silvia è la persona nella quale mi vedo quando, presa dalla frenesia delle infinite cose da fare, mi perdo nel tempo che scorre inesorabilmente e velocemente. Ma proprio nei luoghi dell’anima trovo quel raccoglimento che mi fa capire, come succede anche a Silvia, che è possibile trovare il luogo e il tempo per il qui e ora, il cosiddetto “hic et nunc” latino, nel quale il tempo assume la sua vera dimensione facendoci riappropriare dei nostri momenti. Un altro personaggio che rispecchia fondamentalmente la mia visione di Dio è suor Lucia, una suora che, dopo varie scelte sofferte riguardo il suo abito e i suoi studi, decide che l’uno non escluda l’altro. La ragione non esclude la religione e il cuore lavora ugualmente insieme alla mente. Ma il personaggio che infine rispecchia ancora una volta me stessa è la perpetua Emma, la quale, dotata di una fede incrollabile, racconta la sua esperienza che ho vissuto in prima persona durante un incontro con il compianto Papa San Giovanni Paolo II, avvenuto proprio sulle montagne di cui parlo e che non ho ormai dimenticato.

  • Parlaci dei suoi prossimi progetti…

Ancora non so se dare un seguito a questa storia, nonostante le richieste di alcuni amici lettori. Ma, come si suol dire, “è buona la prima”, quindi, non lo so se avrò la stessa fonte d’ispirazione o se troverò identici luoghi, magari in qualche altra parte del mondo, ma magari scriverò una storia irreale, avventurosa, piena di valori di significati e soprattutto di messaggi positivi.

  • Rivela ai nostri lettori un tuo sogno come donna e uno come scrittrice.

Come donna il mio sogno è che tutti i luoghi, dove purtroppo la donna è ancora considerata un essere inferiore, cambino i loro regimi, le loro politiche e i loro governi, ma capisco perfettamente che non sia una cosa facilmente realizzabile. Il mio sogno è esternato in una storia del mio libro dove si parla di odio. E sappiamo bene che la madre di tutte le manifestazioni di odio è la guerra nella infinita molteplicità delle sue forme. Naturalmente, dall’inizio della scrittura del mio libro, sono avvenuti innumerevoli mutamenti geopolitici in tutto il mondo e di pari passo si è evoluta anche la modalità di fare la guerra, di cui condanno ogni sua forma.  Non dimenticherò mai la frase che ho sentito pronunciare durante la rappresentazione di una tragedia greca presso il teatro antico di Siracusa, “Nessuno torna vivo dalla Guerra” da parte di un reduce pieno di ricordi degli orrori che non dimenticherà mai. Perché, anche se si torna vivi dalla Guerra, si muore dentro l’anima. Il mio sogno, ed è oramai troppo scontato dirlo, pertanto, è la pace, naturalmente auspicabile, ma difficilmente realizzabile.

 

Intervista a cura di Clelia Moscariello

 

 

 

 

 

 

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