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La forma del cetriolo: Oltre le spine dell’amore: un viaggio ironico e catartico nei sentimenti

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Il memoir d’esordio di Sabrina Ma è La forma del cetriolo. La recensione

Un memoir sentimentale che racconta il percorso di una donna che ha bruciato le tappe, cercato l’impossibile e imparato a volersi bene.

C’è una sincerità sottile e disarmante nelle pagine di La forma del cetriolo, il memoir d’esordio di Sabrina Ma, pubblicato nel 2025. Giornalista, lettrice vorace e spirito nomade tra Casale Monferrato, Venezia, Napoli e Ischia, l’autrice propone un’opera atipica, a metà strada tra una chiacchierata fra amici e una spietata autoanalisi.

Fin dal titolo provocatorio, il libro si presenta come un inventario di amori imperfetti, relazioni sbilanciate e illusioni sentimentali. Al centro della narrazione c’è una donna che, dai vent’anni fino alla soglia dei cinquanta, attraversa una galleria di figure maschili identificate con ironia numerica e tagliente precisione: Maschio1, Maschio2, Maschio3, Maschio4, Maschio5 e Maschio6. A queste si affianca una significativa parentesi al femminile, Fabiana.

Sono uomini sfuggenti, segnati dalla depressione, eterni Peter Pan, manager intrappolati in ruoli di facciata o anime solitarie incapaci di donarsi davvero. Eppure, La forma del cetriolo non è un semplice catalogo di rimpianti, né un atto d’accusa.

Sotto la superficie di una narrazione cruda, a tratti irriverente, in cui la carnalità e la scoperta di sé occupano un posto centrale, emerge un percorso di formazione sentimentale. È la storia di una donna che ha puntato sull’intelligenza e sulla cultura per colmare le proprie insicurezze, ha bruciato le tappe per paura di vivere troppo poco e, attraverso errori, fughe, viaggi e cocenti delusioni, è arrivata a una consapevolezza fondamentale: prima di cercare l’amore negli altri, bisogna imparare a volersi bene, a non accontentarsi e a fare i conti con il proprio cuore.

Con uno stile diretto, privo di ipocrisie, e il contributo delle evocative illustrazioni di Danila Apuzzo, Sabrina Ma restituisce un testo capace di parlare alle donne e agli uomini contemporanei con coraggio e leggerezza. Il libro ricorda che il dolore, con il tempo, può perdere la sua forza e trasformarsi in memoria ed esperienza. Resta così una consapevolezza preziosa: si può cadere, ci si può perdere, ma l’amore, in tutte le sue forme, merita di essere vissuto fino in fondo.

Il viaggio introspettivo di Sabrina Ma si muove tra ironia, disillusione e una costante ricerca di sé. A scandirlo sono emozioni diverse, spesso in contrasto fra loro.

Sono tra le tonalità emotive dominanti dei rapporti raccontati. Di fronte a uomini immobili, anaffettivi o intrappolati in ruoli di facciata, l’insofferenza cresce fino a diventare insostenibile. Nelle relazioni con Maschio1, Maschio2, Maschio3, Maschio5 e Maschio6, questa sensazione spinge l’autrice, ciclicamente, alla fuga.

Se nelle relazioni con gli uomini si trova spesso a subire decisioni altrui o chiusure improvvise, nei capitoli dedicati a Fabiana e a sé stessa emerge una responsabilità più dolorosa: quella di aver causato direttamente una sofferenza. Ne deriva un senso di colpa profondo, un peso emotivo da cui ammette di non essersi mai liberata del tutto.

Consigliato a un target che intenda leggere un’autobiografia spassosa e leggera ma non per questo prima di profondità e argomenti spunti di riflessione.

Recensione libro a cura di Clelia Moscariello

11,90 €

Sabrina Ma

La forma del cetriolo: Gli uomini che ho incontrato, vissuto e lasciato andar via

Editore: Independently published ‎

Data di pubblicazione: ‎ 29 maggio 2026

Lunghezza stampa‏: ‎ Pagine 154

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